BRESCIA "CENTRO DELLO MUNDO"?
benicomuni | 21 Luglio, 2008 09:59
BRESCIA : "CENTRO DELLO MUNDO" ?
PRESENTAZIONE (POWER POINT) STRATEGIA RIFIUTI ZERO E CRITICITà DEGLI INCENERITORI
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CONSULTAZIONE POPOLARE
benicomuni | 18 Luglio, 2008 11:18
CONSULTAZIONE POPOLARE
PROMOSSA DAL FORUM DEI MOVIMENTI PER I BENI COMUNI
PER AIUTARE LA REGIONE UMBRIA NEL NUOVO PIANO RIFIUTI,
NELLA SCELTA DEL LUOGO DOVE
UBICARE L’INCENERITORE
MODULO DA STAMPARE , RIEMPIRE, PROMUOVERE E DIFONDERE OVUNQUE: CONSULTAZIONE_POPOLARE.doc
Volantino rifiuti zero per la consultazione popolare volantino_rifiuti_zero.rtf
Volantino non bruciamoci il futuro per la consultaziobe popolare nonbruciamocilfuturo.pdf
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DOCUMENTO FINALE DEL FORUM
benicomuni | 29 Maggio, 2008 14:42
DA I MOVIMENTI IN LOTTA PER I BENI COMUNI
Il Forum Regionale Acqua Rifiuti Energia del 16-17-18 maggio a Ferentillo (TR) ha visto la presenza di uomini e donne che credono nei beni comuni naturali, materiali e immateriali, e cioè che la terra, le sue risorse, l’ambiente, la natura e tutti gli esseri viventi, sono un patrimonio da salvaguardare per la vita stessa e per quella delle generazioni future; credono nei beni comuni sociali, cioè in una società dove tutti possano accedere ai diritti fondamentali per avere una vita dignitosa.
Credono nella democrazia partecipata e cioè nella gestione pubblica, la sola che può garantirne l’universalità all’accesso ai beni comuni, che sono alla base della convivenza di ciascuna comunità umana; una gestione che sia partecipata dagli uomini e dalle donne che costituiscono la comunità, che conoscendo i territori in cui vivono, sono gli unici a poter prendere decisioni sui beni comuni dei loro territori.
Hanno preso atto dell’assenza dei partiti politici, di alcune associazioni ambientaliste nazionali e del distacco delle istituzioni ad un confronto propositivo sulle tematiche fondamentali oggetto delle diverse vertenze sui beni comuni aperte nei territori umbri.
Hanno constatato come i maggiori partiti politici (maggioranza e opposizione) siano sostanzialmente d’accordo nell’insistere con un’economia “di rapina“ che chiamano sviluppo che spesso conduce alla mercificazione dei beni comuni, alla progettazione e costruzione di grandi opere, utili solo a progettisti ed esecutori e non alla collettività.
Hanno preso atto che le politiche amministrative sono rivolte alla salvaguardia degli interessi di soggetti economici, nazionali e multinazionali, piuttosto che dei diritti della collettività, quindi hanno individuato fra le priorità, la necessità che le popolazioni, i comitati, le associazioni ambientaliste e d’impegno civile e sociale, portatrici di interessi comuni, vengano coinvolte (partecipate) nelle scelte d’indirizzo e nella programmazione delle politiche istituzionali, rivendicando il diritto di poter apportare le loro competenze specifiche, acquisite valorizzate e diffuse nei territori stessi.
Tutti i partecipanti a questo forum si assumono direttamente le vertenze della ripubblicizzazione dell’acqua e dell’Eolico in Valnerina, dell’applicazione della strategia rifiuti zero per l’Umbria e della bonifica delle discariche, della revoca della concessione per l’acqua minerale a Idrea/Rocchetta, del rifacimento totale del progetto del metanodotto Brindisi –Minerbio, dell’ulteriore prelievo di acqua dal fiume Nera, della battaglia contro la cementificazione delle città e dei territori per una pianificazione urbanistica partecipata, contro tutte le forme di incenerimento, dal cementificio alla centrale a biomasse, passando per inceneritori da cdr e contro l’utilizzo del carbone per la produzione di energia.
Vogliamo:
- il riconoscimento dell’Umbria come bioregione;
- un bilancio idrico che conservi l’acqua per le generazioni future che ricomprenda le concessioni dell’acqua per lo sfruttamento industriale e per gli usi agricoli;
- il ritiro immediato della Concessione alla Idrea/Rocchetta per lo sfruttamento industriale delle sorgenti del Rio Fergia;
- una moratoria che salvaguardi la Valnerina e l’Appennino (rispetto della legge Galasso) da ogni e qualsiasi impianto eolico e/o altra grande opera invasiva e deturpante;
- l’applicazione nella regione dell’Umbria della proposta di legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua;
- la chiusura e la bonifica della discarica di Pietramelina e la realizzazione del piano rifiuti zero per l’Umbria con una gestione pubblica e partecipata;
- la chiusura degli inceneritori e della centrale a carbone;
- rifacimento totale del progetto del metanodotto Brindisi –Minerbio;
- esprimere la nostra contrarietà alla trasformazione della E45 in autostrada,
- accrescere il nostro movimento aprendo il confronto con tutti gli uomini e le donne che credono nei propri diritti.
Il Forum individua le prime pratiche ed iniziative:
- l’utilizzo di tutti gli strumenti normativi per la tutela delle risorse, dei diritti e dei beni comuni;
- la sottoscrizione del piano rifiuti zero qui presentato e già consegnato alla Regione dell’Umbria;
-
convegno Ambiente e Salute a Bettona per la seconda decade di
giugno.
Ferentillo 18 maggio 2008
Singole Persone,Comitato Umbro Acqua Pubblica, Comitato Tutela Rio Fergia, ATTAC PG, Comitato Pro Acqua Gualdo Tadino, Comitato Contro l’Acquedotto Scheggino Pentima, Meetup Amici Beppe Grillo dell’Umbria, Cobas Umbria, CSOA ex Mattatoio Perugia, Circolo Culturale Primo Maggio, Circolo ARCI Island, Gruppo Difesa Ambiente di Spoleto, Inceneritori Zero Umbria, Comitato Don Chisciotte (C.A.I. Terni, Mountain Wilderness, Italia Nostra Valnerina), Comitato Popolare per l’Ambiente Bettona, Comitato NOTUBO, Comitato Nazionale del Paesaggio, Comitato per la tutela ambientale della conca Eugubina.
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NON SEMPRE, NON OVUNQUE
benicomuni | 20 Maggio, 2008 14:39
AFFARI A GONFIE VELE !
O come i CIP6 diventano l'affare del secolo...
a CURA DEL COMITATO DON CHISCIOTE
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LA RISORSA IDRICA UMBRA
benicomuni | 15 Maggio, 2008 12:47LA RISORSA IDRICA UMBRA
L'Acqua non è una risorsa infinita, meno che mai in Umbria cuore verde d'italia...
La_risorsa_idrica_in_Umbria.docPosted in DOCUMENTI . Commenta: (0). Trackback:(0). Permalink
LA STORIA DELLA DISCARICA DI PIETRAMELINA
benicomuni | 15 Maggio, 2008 12:42DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE IN UMBRIA:
LA STORIA DELLA DISCARICA DI PIETRAMELINA
Un mostro di nome Pietramelina. Da venti anni agita i sonni di Pierantonio e Sant’Orfeto, divise dall’appartenenza a comuni vicini, Umbertide e Perugia, unite nella lotta ai rischi che la discarica, una delle maggiori d’Europa, comporta.
leggi tutto Pietramelina_storia_2.doc
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RIPUBBLICIZZAZIONE E PARTECIPAZIONE IN UMBRIA
benicomuni | 09 Maggio, 2008 14:26
Da 20 anni a questa parte ci stanno facendo credere che per avere un servizio pubblico efficiente, equo ed efficace è necessaria una gestione di tipo privato, dove i costi non devono superare i ricavi, e che, pubblico è uguale a maggiori costi, spreco di denaro e minore efficienza.
La gestione mista pubblico privata è la madre delle contraddizioni a beneficio del soggetto privato, infatti quest’ultimo gestisce il bene comune per ottenere il massimo profitto, senza investire niente di tasca propria ne sopportare alcun rischio d’impresa, ma semplicemente incassando.
Il caso di Umbria Acque Spa
Ripubblicizzazione_e_Partecipazione_in_Umbria.doc
Acqua pubblica perché?
L’acqua è fonte di vita ed è per questo che tutti hanno diritto ad accedere alle fonti idriche nella misura necessaria alla vita umana. L’acqua, come tutti i diritti non può essere gestita in base alle regole di mercato che hanno come unico principio il profitto, ma deve essere gestita secondo un modello di distribuzione con l’obiettivo dell’accesso a tutti i cittadini e quello di salvaguardare la risorsa per le generazioni future.
L’ar. 2 della proposta di legge di ripubblicizzazione dell’acqua definisce l’acqua:
-un bene finito da tutelare, anche per le generazioni future,
-l’accesso all’acqua come diritto umano inviolabile,
- l’indisponibilità dell’uso della stessa secondo logiche di mercato,
- la subordinazione del prelievo alla concessione da parte delle pubbliche amministrazione.
Come è possibile garantire a tutti i cittadini l’accesso all’acqua?
E come si fa a garantire la gestione di un bene comune come l’acqua in funzione della conservazione della risorsa per le generazioni future?
Certamente non possono garantire il diritto all’acqua (ne altri diritti) le regole del mercato, basate su una logica profitto (l’acqua verrà erogata in funzione della capacità di pagare).
Seguendo le leggi di mercato, chi potrà pagare potrà avere tutta l’acqua che vuole mentre chi non potrà pagare potrà anche morire di sete.
Inoltre avendo a disposizione una risorsa così indispensabile e già pronta, i privati non esiteranno a succhiarne quanta più possibile, per il semplice motivo che più ne viene prelevata, più si fa profitto e si recuperano i capitali investiti.
Non saranno certamente le imprese private che penseranno alle generazioni future, prendendosi cura della risorsa acqua, proprio perché, per loro natura, non hanno come obiettivo il bene collettivo ma perseguire il massimo profitto.
Solo attraverso una gestione collettiva sarà possibile gestire l’acqua tutelando i diritti di tutti, attraverso la partecipazione diretta dei cittadini nelle scelte delle Amministrazioni Pubbliche, superando il sistema esclusivo della democrazia rappresentativa che genera oligarchie o eccessiva burocratizzazione per una vera democrazia partecipata.
Le lotte contro la privatizzazione dell’acqua hanno portato nel mondo a nuove forme di gestione dei servizi, attraverso la costruzione di forme di democrazia partecipata che nascono da assemblee di cittadini, movimenti, comitati che entrano a far parte dei poteri decisionali nella gestione pubblica.
Ne sono alcuni esempi:
Porto Alegre in Brasile dove il servizio idrico è gestito da una azienda pubblica che reinveste nell’acqua gli avanzi di gestione. Ma l’attività aziendale è controllata da due strumenti della partecipazione, il primo è il Consiglio Deliberativo, formato da rappresentanti di diverse organizzazioni della società civile, il secondo è l’istituto del bilancio partecipativo che si articola con una serie di assemblee, territoriali e tematiche, in cui i residenti votano le priorità della città, eleggono i rappresentanti che sono immediatamente revocabili dalle assemblee stesse che intervengono nei poteri decisionali.
Recife: l’acqua veniva gestita da una società pubblica eccessivamente burocratizzata e inefficiente, alle spinte della privatizzazione, la città ha scelto una gestione pubblica partecipata sul modello di Porto Alegre, costituendo il Consiglio Municipale dell’Acqua e depurazione composto per il 25% da rappresentanti del comune, 25% da lavoratori e per il 50% da rappresentanti della società civile.
Questa assemblea controlla tutte le decisioni dell’azienda.
Così come a Cochabamba (Bolivia) dopo una durissima lotta popolare il governo è stato costretto ad annullare la privatizzazione e a riconsegnare la gestione alla precedente società delle acque ma nel suo consiglio direttivo entrano a far parte i delegati della “Coordinadora de defesa dell’acqua e dela vida” che aveva organizzato la lotta contro la privatizzazione, costituita da contadini, gruppi ambientalisti, professionisti, operai, sindacati di lavoratori, sottoproletariato e artigiani.
Un esempio di partecipazione locale è il protocollo d’intesa del 1993 tra il comitato difesa Rio Fergia e i Comuni di Gualdo T. e Nocera U., la Regione dell’Umbria e il Prefetto di Perugia, che è stato completamente ignorato dalla Regione dell’Umbria.
A conclusione riassumiamo le nostre proposte nei seguenti punti:
- La dichiarazione da parte dello Stato, la Regione, le Province e i Comuni che l’acqua è un servizio e un bene di rilevanza non economica;
- l’Applicazione negli ATO della proposta di legge d’iniziativa popolare presentata in Parlamento a luglio 2007 con 406.000 firme di cittadini, di cui 5300 umbri;
- Ripubblicizzazione della gestione del SII revocando gli affidamenti ai privati;
- Piani d’Ambito basati su Bilanci idrici dove siano presenti sia le risorse destinate al SII sia le sorgenti destinate allo sfruttamento industriale (acque minerali);
- la gestione del SII interamente pubblica attraverso aziende speciali;
- Togliere ai privati il commercio delle acque minerali attraverso la Ripubblicizzazione delle concessioni allo sfruttamento industriale delle sorgenti per pianificare la vera conservazione della risorsa per le generazioni future;
- venga riconosciuto ai cittadini e ai lavoratori, organizzati in comitati, associazioni, sindacati, etc la partecipazione, con potere decisionale nelle assemblee (Assemblee d’ambito, Comuni,…) degli organi istituzionali che hanno il compito di organizzare la gestione della risorsa e del servizio;
-revocare tutte le concessioni della Regione Umbria alla IDREA/ROCCHETTA per lo sfruttamento industriale delle acque minerali, quelle nuove e quelle vecchie;
- l’applicazione del protocollo d’intesa del 1993 tra il Comitato Tutela Rio Fergia, la Regione dell’Umbria e i Comuni di Nocera Umbra e Gualdo Tadino
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C’ERA UNA VOLTA LA NEVE
benicomuni | 09 Maggio, 2008 14:19



C’era una volta la neve........
Una volta: perché adesso è solo un ricordo nelle parole di nonni e bisnonni. Ormai ogni anno, in estate come in inverno, è più caldo dell’anno precedente. L’industrializzazione massiccia che la Terra ha subito negli ultimi due secoli è arrivata all’apice e già i primi sintomi cominciano a sentirsi, rappresentati del mutamento climatico. In futuro, ci dicono sarà sempre peggio. Gli stessi potenti della terra sembrano, nella migliore delle ipotesi, rassegnati, come quando ci dicono che il famoso Protocollo di Kyoto non riuscirà a fermare l’effetto serra, ma si limiterà ad evitare un surriscaldamento superiore ai 2 gradi, o nella peggiore sono addirittura indifferenti, come quando “Bush il carnefice” risponde agli ambientalisti che lo stile di vita degli statunitensi non è in discussione.
Quando un nostro compagno questo autunno andò a fare una passeggiata sul Monte Fionchi, vecchia base della Resistenza partigiana nel comune di Spoleto a 1300 di altezza, incontrò un vecchio che, lamentandosi della straordinaria siccità di novembre, spinse il nostro amico a guardare “i trocchi”, le vasche dove si abbeverano gli animali e da dove sgorgano i torrenti che bagnano la terra fino a Patrico e la rendono fertile. Da quanto era nato, il bravo vegliardo racconta, che non era mai successo che dai “trocchi” non scendesse neanche una goccia d’acqua, “da piccoli dicevamo che bastava che pisciasse un rospo per riempirli”. Dicevamo c’era una volta la neve, ma il nostro anziano amico ci pone un problema: tra qualche anno potremo essere noi a raccontare ai nipotini “c’era una volta l’acqua”.
Cosa possiamo fare per fermare tutto questo? La nostra fiducia nelle leggi dei governi è abbastanza scarsa. Non lo è per una questione di principio, o meglio non solo per questo, ma soprattutto perché ci sono dati oggettivi che dimostrano che il problema dell’ambiente non è un problema che può essere risolto con delle riforme. Il problema dell’ambiente è un problema decisamente anti-economico. Chiaro? Chi predica un’economia etica, un’economia che stia attenta alle problematiche dell’uomo e della terra, predica di fatto una contraddizione irrisolvibile, un ossimoro. A parte alcune leggi e alcuni difetti di sistema in cui si potrebbe stare attenti a inquinare meno e comunque guadagnare di più, nella stragrande maggioranza dei casi inquinare di meno significa guadagnare di meno!
Quando sentiamo parlare di produzione industriale, quando ci dicono che questo anno l’economia va bene perché la produzione è cresciuta del 3 % mentre lo scorso anno è stato un “disastro” perché è cresciuta solo dell’1%, forse molti di noi cambiano canale e purtroppo la maggior parte di coloro che si interessano sono tifosi della crescita. Forse in questo mondo tecnologico, ma al contempo ignorante, bisogna ricominciare dall’A-B-C. Sarebbe il caso di spiegare che quel 1% e quel 3% significano che negli ultimi 12 mesi le “cose prodotte” sono l’1 o il 3% in più rispetto ai dodici mesi precedenti. Significa quindi che, se prima venivano comprati e quindi buttati cento macchine, o cento cellulari, o cento lavatrici, o cento rotoli di carta igienica; oggi ne vengono comprati e buttati di più! Ma ci rendiamo conto che crescita economica significa discariche più piene, aria più inquinata, prodotti meno qualitativi, ecc?
Questo nostro punto di vista lo vogliamo sottolineare per tutti quelli che credono in un’economia dal volto umano o che sostengono un governo che ha vinto le elezioni con il programma del risanamento e del rilancio economico!
Cosa possiamo fare quindi? Noi crediamo che dobbiamo riprendere in mano il nostro futuro, scendere in strada a manifestare, invertire concretamente la logica della supremazia economica sulla vita e sulla natura!
Il gruppo in difesa dell’ambiente è nato per difendere il territorio dagli interessi dei potenti, delle lobby dell’asfalto e dell’energia, per cominciare dal basso a fermare gli scempi che riguardano la nostra città, le nostre campagne, le nostre foreste e le nostre montagne. Pensiamo che è giunta ora di cambiare strategia. Ci rivolgiamo alle associazioni ambientaliste “classiche” o istituzionali, quelle insomma che negli ultimi incontri hanno rivendicato il fatto che loro stanno lottando per queste cose da anni e per primi. Anche ammesso che ciò sia vero, il fatto che le cose non siano cambiate, anzi sono decisamente peggiorate non è certo un attestato a loro favore! Forse è il caso di cominciare a sperimentare nuove e più incisive forme di lotta!
Noi siamo spaventati/e dal progetto dell’elettrodotto, siamo preoccupati/e per l’inquinamento che produce la ITALMATCH, siamo disgustati/e dalla COOP di via dei filosofi, siamo indignati per le menzogne con cui la cava di Poreta sia stata spacciata come ippodromo, pensiamo che le ricche villette di Colle San Tommaso e Colle Risana siano una dichiarazione di guerra alla natura, pensiamo che lo svincolo sud (in fase attuativa) sia un cimitero di asfalto e uno sputo in faccia all’architettura, pensiamo che l’eco-mostro tra via Interna delle mura e via della Posterna sia la più brutta delle schifezze!
Abbiamo deciso di incontrarci e di creare un gruppo di persone, che dal basso, senza partiti, ma con le associazioni, con i cittadini indignati e con i lavoratori che rivendicano il diritto alla salute, vogliono cominciare a fermare nel nostro territorio la devastazione ambientale.
Vogliamo coordinarci anche con le realtà vicine e meno vicine: con chi a Terni difendi i propri quartieri dai veleni degli inceneritori, con chi in Valnerina lotta contro i furti e gli sprechi dell’acquedotto di Scheggino, con chi lotta contro la Rocchetta e il suo progetto di privatizzare l’acqua; ma anche con i grandi movimenti popolari della Val di Susa, dell’opposizione al ponte di Messina, con i movimenti contro le discariche in Campania, con chiunque insomma è disposto a combattere per l’ambiente in maniera orizzontale e antiautoritaria.
Abbiamo visto già nei primi giorni di vita di un’opposizione ambientalista a Spoleto i soliti personaggi in cerca di visibilità farsi spazio e rilasciare dichiarazioni. Sia chiaro: noi non cacceremo mai nessuno da nessuna manifestazione e da nessun evento, anzi lotteremo sempre per delle mobilitazioni unitarie; ma sia anche chiaro che noi, allo stesso tempo, non ci lasceremo rappresentare da personaggi che fino a pochi mesi fa mangiavano al banchetto dei saccheggiatori e devastatori del nostro territorio. Se accetteremo la loro presenza nelle proteste di popolo, allo stesso modo non accetteremo che quelle proteste e la nostra militanza vengano usate per veicolare canditi o politici di professione. Un conto è partecipare, altra cosa è rappresentare. E noi non ci lasceremo di certo rappresentare da chi ha fatto pubblicità a personalità come Brunini, da chi fino a pochi mesi fa era segretario dei DS (che in città hanno il oltre il 30% e che sono quindi i principali responsabili dell’inquinamento del nostro territorio), tanto meno dai partiti di destra che a livello nazionale sono i principali fautori di progetti come la TAV, il ponte di Messina e in generale dell’idea che il mercato, le aziende e l’economia siano l’unico bene a cui tutto deve sottostare.
Gruppo
in difesa dell’ambiente
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GUALDO TADINO : CITTA' DELLE ACQUE O DESERTIFICAZIONE ANNUNCIATA?
benicomuni | 08 Maggio, 2008 16:50
GUALDO TADINO : CITTA' DELLE ACQUE O DESERTIFICAZIONE ANNUNCIATA?
Bisogna
purtroppo dire che sono affermazioni entrambe vere.
Se il nostro
territorio era riconosciuto per avere delle qualità, una di queste era
la presenza di discreti quantitativi di acqua a disposizione sia dei
privati cittadini e di chi voleva farne un uso non solo civile ma anche
commerciale.
Certamente se le condizioni climatiche non fossero
mutate così tanto, e gli sfruttamenti minerari - commerciali della
risorsa acqua non fossero stati brutali e sregolati così come in realtà
avvenuto forse non saremmo qui a parlare di desertificazioni annunciate.
Purtroppo
in realtà il territorio della Città di Gualdo Tadino fa da palcoscenico
ad una lotta per la sopravvivenza e la tutela delle sue risorse, contro
la volontà di uno sfruttamento selvaggio delle stesse.
Come ormai noto a Gualdo Tadino opera uno dei marchi più importanti di acque minerali a livello nazionale cioè Rocchetta Spa.
Quest'ultima
fa parte del gruppo Cogedi, di cui un altro marchio la Società Idrea ha
fatto richiesta di un ulteriore concessione per il prelevamento di
acque minerali sul territorio del Comune di Gualdo Tadino.
Fin qui
nulla di male, salvo che nel frattempo in Umbria si sta verificando un
periodo di siccità senza precedenti con precipitazioni piovose ridotte
sino all'80 % nello scorso anno, e quelle nevose praticamente azzerate,
e se nel frattempo non fosse stato dichiarato lo stato di emergenza con
Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 Giugno 2007,
con proroga sino al 30 Giugno 2008.
Purtroppo i nostri
amministratori hanno invece ben pensato di dare una nuova concessione
la n. 4860 del 25/05/2007, la quale è stata rilasciata sulla base di
studi scientifici effettuati dall' Arpa Umbria, che di scientifico
hanno ben poco.
Nel frattempo avverso la predetta concessione sono
stati proposti numerosi ricorsi da parte di associazioni, comunanze
agrarie e dal nostro comitato amico in difesa del Rio Fergia.
Gli
stessi estensori dei predetti studi hanno addirittura, in pubblica
assise il 28/01/2008 a Boschetto di Gualdo Tadino, sconfessato il loro
stesso operato affermando che gli studi effettuati non stati eseguiti
secondo quelli che avrebbero dovuto essere i criteri basilari e gli
standard per un lavoro scientifico, adducendo la scarsità di risorse
economiche.
Nel frattempo gli unici che subivano i veri danni
dell'emergenza idrica sono stati i cittadini della Città di Gualdo i
quali hanno sopportato il razionamento nella distribuzione dell'acqua
potabile.
Addirittura gli stessi cittadini sono stati additati come
una delle concause della carenza idrica in quanto in periodi di caldo
persistente, questi volevano dissetarsi.
Man mano che il disagio è
salito i cittadini si sono organizzati per aver un risposta a tale
stato di cose ed è nato il Comitato Pro Acqua Gualdo.
Mediante la
libera e spontanea iniziativa del Comitato e la voglia di saperne di
più, abbiamo scoperto che il problema della carenza di acqua oltre alla
crisi idrica generalizzata era l'uso consapevolmente distorto che ne
veniva fatto e la colpa di certo non era dei cittadini.
In primis la
Regione Umbria nonostante la crisi idrica dichiarata a livello
nazionale, ha omesso più e più volte di adottare veri e necessari
provvedimenti a tutela della risorsa acqua, nonostante le stesse
normative glielo consentivano e glielo consentono tutt'ora.
Ato 1 e umbra acque
Il
gestore Ato 1 Umbria e la società Umbra Acque hanno saputo prendersela
solo con i cittadini gualdesi e con la vetusta rete idrica della città,
omettendo sempre di dire che 100 litri secondo di acqua che esce dalle
sorgenti di Gualdo Tadino, 72 litri se ne vanno verso Perugia, e che a
Gualdo Tadino grazie alla ricostruzione post sisma sono stati spesi
milioni di euro per i Piani Integrati di Recupero, cioè per nuove
infrastrutture quali fogne e rete idrica, che non sono stati mai
allacciati.
Tutti questi soldi e sforzi che fine hanno fatto? e come
mai chi gestisce ormai da anni la rete idrica non si accorge mai di
quello che accade, salvo quando manca totalmente la risorsa acqua ed i
cittadini incominciano a protestare?
L'unica risposta è stato
rifornire la città di Gualdo con acqua proveniente da sorgenti ignote,
mediante autobotti(196 TRASFERIMENTI CERTIFICATI) ed il provvedere
all'aumento delle tariffe dell'acqua, data l'efficienza e la qualità
del servizio!
In tutto ciò un ruolo fondamentale l'ha giocato
l'assenza dell'amministrazione Comunale la quale ha sempre e solo
avallato le posizione della Regione e dell'Arpa dell'Ato 1 e della
società Umbra Acque, non ponendosi mai problemi e contrastando in ogni
modo la libera iniziativa dei cittadini, affermando con dichiarazioni
pubbliche pagate dalla società rocchetta spa sui quotidiani che a
Gualdo Tadino la problematica acqua non esiste.
L'Amministrazione Comunale non ha mai saputo dare spiegazioni plausibili convincenti, ma solo incoerenti ed imprecise verita'.
Sicuramente possiamo incominciare veramente a parlare di desertificazione annunciata.
Sempre
nel cercare di soddisfare la nostra sete di conoscenza "e non", siamo
venuti a contatto con gli studi del prof. Tulipano il quale oltre ad
essersi sempre vivamente opposto alla nuova concessione di prelievo
denominata Idrea Rocchetta; ovviamente per la scarsità della risorsa
per prelievi di tipo commerciali, di cui già ormai abbiamo tutti
sentore dato il clima creatosi; soprattutto in virtù del fatto che
detta attività porterebbe anche all'aumento della concentrazione dei
solfati nelle acqua di falda portando ad una compromissione totale
delle stesse e di tutto il bacino con conseguenza drammatiche sul
territorio.
Nel frattempo pensate un pò si è inaugurata a Perugia la
nuova sede del programma delle Nazioni Unite per la valutazione
dell'acqua a livello mondiale che da Parigi si trasferisce a Perugina
detto WWAP.
Il WWAP dovrà redigere il terzo RAPPORTO TRIENNALE
SULLO STATO DELL'ACQUA A LIVELLO MONDIALE, da presentare nel 2009 al
Forum Mondiale dell'acqua.
La Presidente Lorenzetti e l'assessore
Regionale all'ambiente Bottini hanno utilizzato parole piene di
orgoglio che elogiavano la sensibilità dell'Umbria verso questo bene e
l'impegno della stessa regione a garantire a livello mondiale a tutti
l'accesso al bene acqua potabile.
Forse non parlavano dell'acqua di Gualdo Tadino, che probabilamante non è la stessa di cui parla l'UNESCO?
Il
Comitato Pro Acqua Gualdo ha inviato una segnalazione e vertenza alla
sede mondiale UNESCO di Parigi, alle sedi Nazionali delle Commissioni
per l'Unesco italiana e di altri tre paesi europei (Germania,
Danimarca, Svezia) ed infine a 15 organizzazioni delle Nazioni Unite
coinvolte nel progetto il 10.12.2007.
Con questo nostro piccolo
lavoro il COMITATO PRO ACQUA GUALDO vuole portare a conoscenza di tutti
i fatti ed il dramma che vi è dietro la carenza di acqua a Gualdo
Tadino.
Il primo forte segnale dato alle istituzioni da parte
nostra è avvenuto il 9 Ottobre 2007 con l'organizzazione di una
fiaccolata, che si è spinta sino allo stabilimento Rocchetta, per far
valere il diritto inalienabile del cittadino all'accesso del bene
acqua: la multinazionale non ha mai rallentato la propria produzione
nel momento in cui invece ai cittadini veniva richiesta una
razionalizzazione dell'acqua!
Oltre il danno la beffa in quanto nel
frattempo in cui avvenivano tutte queste cose il Comitato veniva a
scoprire che la Regione che tanto si prodigava per autorizzare nuove
concessioni, non provvedeva e non ha ancora provveduto ad adottare i
piani per la tutela delle acque previsti dal Dlgs 152/06, e si veniva
anche a scoprire che non tutte le crisi sono uguali, tanto è vero che
nella vicina Gubbio con Ordinanza n.37 del 19.03.04 la Presidente della
Regione M. Rita Lorenzetti dispose la sospensione del permesso di
ricerca di acque minerali denominato Gubbio Est, rilasciato alla ditta
SIAMI Srl, quando nel 2004 si riproposero le stesse condizioni
climatiche della città di Gualdo Tadino del 2007.
Va ricordato che
l'art. 26 della Legge regionale 48/1987 (Norme pere la ricerca e
coltivazione delle acque minerali e termali) prevede la revoca della
concessione "...per sopravvenuti gravi motivi di interesse pubblico che
non consentono l'attività di ricerca o l'esercizio della concessione".
Non è forse questa la situazione adatta per applicare questo articolo?
A dire la verità basterebbe il buon senso, ma purtroppo i politici non sanno nemmeno che cosa sia; sarebbe chiedere troppo.
La
Regione Umbria, per cercare di buttare polvere negli occhi "dato che
oramai l'acqua è finita" ha sfornato nuova proposta di legge, in
materia di acque minerali e termali, nell'intento di tutelare e
valorizzare le risorse idriche salvaguardando la competitività del
settore nell'economia regionale.
Prima di tutto noi crediamo che
la tutela della risorsa idrica male si concili con la necessità di
salvaguardare la competitività regionale nel settore acque minerali.
Se
poi andiamo a parlare delle innovazioni introdotte con questo disegno
di legge, dobbiamo constatare che l'unica novità sembrerebbe l'aumento
del canone che le aziende imbottigliatrici versano annualmente nelle
casse regionali: si passerebbe dall'attuale mezzo euro a metro cubo
(1.000 litri) ad un euro, cioè da MEZZO CENTESIMO di euro/litro a UN
CENTESIMO di euro/litro!
Cioè niente, l'aumento ci sembra del tutto
insufficiente ed irrisorio: la Regione incasserebbe in totale, per
tutte le aziende umbre del settore, circa un milione e mezzo di euro
contro gli attuali 745.000 euro, quando da sola Rocchetta S.p.A., per
esempio, imbottiglia attualmente più di 400.000.000 di litri d'acqua
rivenduta a 55 centesimo al litro.
I margini di guadagno del settore, è risaputo, sono i più elevati nel panorama industriale mondiale!
Pertanto
anche il nostro Comitato è sempre più convinto di appoggiare la lotta
per il bene comune acqua, tanto da aver partecipato il primo Dicembre a
Roma alla manifestazione organizzata dal forum Italiano del Movimenti
per l'Acqua per "ripubbliucizzare la stessa e difendere i beni comuni,
ed a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per la
tutela, il governo e la gestione della pubblica acqua, contro le
privatizzazioni.
Il nostro impegno non si è fermato qui, infatti
come annunciato dopo l'assemblea tecnico-scientifica tenutasi a
Boschetto alla presenza dei tecnici dell'ARPA e del Prof. Tulipano il
28.01.08, il Comitato Pro Acqua Gualdo ha iniziato ad intraprendere
alcune azioni di natura amministrativo-giudiziaria.
Prima tra
tutte è stato il ricorso inviato lunedì 18 Febbraio 2008 alla
presidente della Regione M. Rita Lorenzetti per la valutazione
dell'opportunità di revocare, in via di autotutela, il provvedimento di
concessione di ulteriore attingimento di acque minerali in un momento
in cui il nostro territorio vive una crisi idrica senza precedenti.
In
secondo luogo ci siamo prodigati affinché anche le Procura della
Repubblica di diverse città provvedessero ad indagare sui fatti
accaduti e sinora esposti, mediante appunto il mezzo dei pubblici
esposti.
OBIETTIVI DEL COMITATO
Il Comitato è costituito da liberi cittadini NON E' LEGATO AD ALCUN PARTITO POLITICO E RINNEGA QUALSIASI FAZIOSITA'.
Senza alcun altro scopo vuole difendere l'acqua, intesa come bene comune, e preservarla per le generazioni future.
Per
ottenere questo saranno intraprese TUTTE le azioni PACIFICHE E LEGALI
per proteggere l'acqua ( fermare la seconda concessione, rivedere la
prima, verificare e controllare l'operato del gestore e gli
investimenti da effettuarsi per intervenire sul nostro vetusto
acquedotto).
Il Comitato chiede a tutti di lavorare insieme e collaborare per risolvere questo grave problema che interessa tutti !
L'acqua,
intesa come bene comune, dovrebbe obbligare le istituzioni ad ascoltare
le popolazioni come legittime proprietarie di un bene che non può
essere comprato, venduto o scambiato al pari di altre merci!
Ma le istituzioni sono molto lente all'ascolto e ancor di più ad accogliere le istanze dei cittadini.
Fin ad ora, come cittadini non solo non siamo stati presi in considerazione, ma addirittura tre volte beffati!
Ci opponiamo a chi vuole desertificare perché il nostro messaggio è comunque più forte.
DOBBIAMO SMETTERLA DI RIMANERE A GUARDARE CHI TUTELA IL PROFITTO DI POCHI CONTRO L'INTERESSE DI TUTTI.
E' ORA DI AGIRE!
Consiglio Direttivo Comitato Pro Acqua Gualdo
comitatoproacqua@libero.it
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RIO FERGIA : FURTO DI ACQUA E DI DEMOCRAZIA
benicomuni | 07 Maggio, 2008 14:01
Le concessioni per l’imbottigliamento delle acqua minerali rilasciate della regione Umbria
Estratto della determina dirigenziale della regione Umbra
del maggio 2007 che concede alla Rochetta-Idrea un ulteriore prelievo di oltre
338 milioni di litri, dopo avere prosciugato il fiume Feo in oltre 10 anni di emungimento dall'acquifero di Gualdo Tadino, in piena emergenza idrica visto lo stato di calamità
naturale dovuto alla siccità dichiarata della regione Umbria
limitazioni.rtf
Le conclusione della valutazione dell’impatto che avrebbe un
prelievo di quell’entità su il bacino idrogeologico che alimenta il Rio Fergia
da parte dei professori Tulipano e Sappa dell’università la Sapienza di Roma
val1.rtf
Stiamo aspettando la sentenza del TAR che ha acquisito i 11 ricorsi contro la concessione alla Rochetta-Idrea il 24 febbraio 2008 …................
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STRATEGIA RIFIUTI ZERO PER L'UMBRIA
benicomuni | 23 Aprile, 2008 18:26
Un problema complesso come quello dei rifiuti, richiede risposte altrettanto
complesse ed articolate, sia sul fronte della pianificazione che delle tecnologie per
ridurre drasticamente la quantità dei rifiuti prodotti e la loro pericolosità. Il vecchio
piano dei rifiuti che abbiamo potuto analizzare nella nostra regione si avventura
speditamente e imprudentemente verso la chiusura del ciclo, pur dopo aver dato
larga e apparente enfasi alle fasi preliminari previste dalla normativa. Queste ultime
sono rimaste sempre, nel passato come nel presente, soltanto al livello di buone
intenzioni e non hanno mai prodotto proposte e progetti concreti di impianti per la
chiusura delle filiere orizzontali. Riteniamo quindi che il piano di rifiuti ancora in
vigore, nonostante gli obiettivi prefissati in merito alla quota di raccolta
differenziata abbia completamente disatteso i vincoli e le proposte operative (
obiettivo 2006 fissato al 45 %, obiettivo raggiunto 29,3 % secondo i dati Arpa 2006 ).
Il nuovo piano di gestione dei rifiuti non può essere basato su una sola idea guida
irreversibile, poco flessibile come l'incenerimento e i costosi impianti di selezione
dell'indifferenziato, ma dovrà essere, invece, basata su numerose e diversificate
iniziative e metodi flessibili volti ad individuare i punti chiave di intervento nel
sistema ed a raggiungere di concerto gli obiettivi, peraltro non solo quelli gia
precisati dalla legislatura perché già superati da molte ed estese realtà territoriali.
a cura degli
Amici di Beppe Grillo in Umbria
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DEPLIANT
benicomuni | 21 Aprile, 2008 19:53
tutto materiale da stampare in proprio e da fare stampare, da attachinare e da regalare
la locandina formato A3 a colore
locandinaA3_beni_comuniV.pdf
il pieghevole in bianco e nero
e questo è il depliant a colori che abbiamo a disposizione
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LA CASCATA DELLE MARMORE
benicomuni | 21 Aprile, 2008 19:30Le origine, la storia e le utilizzazioni energetiche E’ accertato scientificamente che fu lo stesso fiume Velino a formare il ciglione delle Marmore. Infatti le acque di questo fiume, che nasce a Cittareale alle falde del Monte Pizzuto arricchite di carbonato di calcio dalle sorgenti minerali di Antrodoco e Città Ducale, avevano in tempi remoti un grande potere incrostante. Tale processo, sviluppatosi con tempi geologici, ha dato forma al ciglione, il quale, man mano che cresceva, impediva il libero decorso del Velino, impaludando così la pianura reatina. Per tale motivo, nel 271 a.C., il console romano Manio Curio dentato aprì un canale, detto cavo curiano che, bonificando le terre sommerse, creò l’attuale Cascata delle Marmore. Da allora la storia della Cascata si intreccia con la storia di secolari lotte tra reatini e ternani: i primi impegnati ad allargare il caco curiano progressivamente richiuso dalle incrostazioni del Velino, i secondi impegnati ad impedirlo temendo l’estensione delle periodiche inondazioni della conca terzana. Le ripetute controversie trovarono un momento di pacificazione nel 1787 quando, sotto il papato di Clemente VIII, fu costruito, a 400 metri dal salto, un ponte chiamato regolatore perché non doveva far passare piene superiori ai 200 mcubi al secondo. Successivamente, si ebbero dispute tra i ternani e i paesi della Valnerina - Collestatte, Casteldilago, Arrone, Ferentilo - che sempre più spesso dovevano subire le alluvioni del Nera. Questo, infatti, quando il Velino era in piena, trovava estrema difficoltà a defluire verso Terni. Si scoprì così che ilVelino, immettendosi nel Nera a perpendicolo, costituiva una sorta di diga naturale al libero decorso delle acque. Nel 1794 il Pontefice Pio VI incaricò alcuni architetti di risolvere il problema; fu così realizzato il taglio diagonale dell’ultima cateratta del Velino, che da allora si gettò nel Nera non più ad angolo retto, fatto questo che consentì il regolare corso dei due fiumi verso Terni. Fin dal 1868 l’ingegnere ternano Ottavio Coletti pose il problema di sfruttare l’enorme energia ce si sprigionava alla “caduta” delle Marmore. Fu con l’installazione della grande acciaieria nel 1884-1885 che, per dare moto ai magli e alle presse della fabbrica, fu costruito un acquedotto, capace di una portata di 5 mcubi al secondo, che partiva dal laghetto di decantazione delle Marmore e che dopo 6.600 metri arrivava all’interno degli impianti siderurgici di Terni. Per quanto riguarda lo sfruttamento ai fini della produzione di energia elettrica, esso iniziò verso la fine dell’800, quando sorsero intorno alla cascata diverse centrali idroelettriche: quelle dei Comuni di Terni, Rieti e Spoleto, che fornirono - tra l’altro - l’illuminazione pubblica alle vie delle tre città; quelle delle Marmore della Soc. Terni, quelle di Collestatte e di Papigno della Società del Carburo di Calcio. Ai piedi della cascata delle Marmore, subito dopo il taglio diagonale, si incontra il ponte naturale in travertino che, apparentemente molto stretto, ha la caratteristica di riuscire a far defluire le acque regolarmente, anche nelle occasioni di portate e piene eccezionali.
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I L N E R A
benicomuni | 21 Aprile, 2008 19:21
I L N E R A STORIA E PERCORSO DI UN FIUME AL SERVIZIO DEL CAPITALISMO
Il Nera nasce a quota 860 m. nei pressi di Vallinfante, una frazione del comune di Castel Sant’Angelo, in provincia di Macerata. La zona è quella posta nel versante ovest dei Monti Sibillini: una catena montuosa che per circa 30 Km. forma un tratto dello spartiacque appenninico fra il Mar Tirreno e il Mar Adriatico. Il ramo principale del fiume che sgorga dalle falde del Monte Patino, dopo un breve percorso, viene impinguato da altre acque che scendono parte da Monte San Lorenzo e parte da Vallinfante: i tre bracci si riunificano poco prima di Castel Sant’Angelo dove il Nera comincia ad assumere le sembianze di quello che diventerà l’affluente più importante del Tevere. Dopo Castel Sant’Angelo il Nera, cresciuto a vista d’occhio per le numerose infiltrazioni subalvee, si avvia verso Visso dove c’è la confluenza in sponda destra con il fiume Ussita. Appena fuori Visso il Nera subisce la prima dele grandi derivazioni artificiali che alimentano le numerose centrali idroelettriche presenti lungo il suo percorso. Lo sbarramento è costituito da una diga in muratura da cui si diparte in sponda sinistra un canale derivatore che, dopo un percorso di 9 Km., tutto in galeria, fornisce l’energia idraulica ai gruppi generatori della centrale di Preci, costruita nel 1928, distrutta dai nazifascisti nel 1944 e ripristinata nel 1946. Dopo la derivazione di Visso, ridotto notevolmente di portata, il Nera scorre incassato fra le Gole della Valnerina, le cui caratteristiche di permeabilità favoriscono il formarsi di un’abbondante rete idrografica sotterranea, che dà luogo ala formazione di numerose sorgenti. A Ponte di Chiusita siamo già in Umbria, dove è situata la centrale di Preci e, subito a valle di essa, il Nera è di nuovo sbarrato. Dal relativo invaso, in sponda sinistra, si diparte un canale che serve la Centrale di Triponzo, costruita nel 1957. Lo scarico della centrale viene convogliato, insieme alle acqua del fiume Vigi, nel Canale di derivazione del Medio Nera: un percorso di oltre 40 Km. (entrato in funzione nel 1931 e quasi tutto in galleria, tranne svariati tratti visibili su alti viadotti, come in Val Casana-Scheggino e lungo la provinciale Arrone-Polino) che sfocia nel Lago di Piediluco, da cui le acque derivate andranno ad alimentare la Centrale di Galleto-Monte Sant’Angelo (nei pressi di Papigno). L’acqua residua del corso naturale del Nera attraversa Borgo Cerreto prima, Piedipaterno dopo e Scheggino poi, indirizzandosi verso Ferentillo (ed entrando così nella provincia di Terni), dove si apre una consistente pianura che prosegue verso Arrone,Casteldilago,Torreorsina, Collestatte Piano e, quindi, il fondo della Cascata delle Marmore (ovvero, il fiume Velino che si getta nel sottostante Nera). [***** Vedi APPENDICE] Un centinaio di metri prima di quest’ultima e in sponda destra, il Nera viene di nuovo ricaptato con il canale artificiale di Pennarossa (del 1909 e quasi tutto in galleria), che alimentava la vecchia e dismessa centrale di Papigno; e proprio nei pressi di Papigno, c’è l’impianto idroelettrico di Galleto, uno dei più potenti d’Europa e costruito sul finire degli anni ’20; le sue acque di scarico, attraverso un canale lungo 1380 m., alimentano poi la Centrale di Mont’Argento (in caverna e costruita nel 1950) in località Campomicciolo. Il corso naturale (sic!) del Nera prosegue verso Terni, ma già a Cervara, con l’omonimo canale (che serviva l’omonima centrale disattivata nel 1950), la sua acqua viene deviata per servire gli impianti della vecchia Fabbrica d’Armi, voluta fin dal 1870 dal (poco) Onorevole Stefano Breda, che trovò negli amministratori ternani dell’epoca i più validi sostenitori al suo progetto; a tal fine, nel 1873, si dette mano ai lavori di scavo durati 5 anni che porteranno alla fornitura di energia idraulica per: la Fabbrica d’Armi, lo Iutificio Centurini, la Società Industriale Valnerina, il Lanificio Gruber, la Società Altiforni e Fonderie (le famigerate Acciaierie di Terni, come venivano chiamate ieri per arrivare alla altrettanto famigerata odierna ThyssenKrupp, ultrasostenuta oggigiorno dai “moderni” amministratori ternani, ndr.). Ritornando alla Centrale di Mont’Argento, il suo scarico - attraverso un altro canale tutto in galleria di 1829 m. - confluisce nelle acque “naturali” del Nera proprio al centro della città, nei pressi di ponte Garibaldi; di qui il fiume prosegue verso la periferica c.d. “zona industriale di Maratta” (dove, grazie ai numerosi insediamenti produttivi di ogni genere, compreso il famigerato inceneritore di Terni, si ingrassa dell’apporto dei relativi scarichi tossici e nocivi, ndr.), oltrepassata la quale incontra l’ennesimo sbarramento (stavolta mobile) in località S. Maria Magale che, con un canale al 95% a pelo libero, lungo quasi 8 Km. e denominato Recentino, devia ancora una volta le acque del Nera verso l’ invaso artificiale del Laghetto dell’Aia; da qui, attraverso una galleria forzata lunga 2.585 m., l’acqua viene convogliata prima, verso la Centrale del Recentino (posta in caverna sotto il Monte Maggiore su cui sorge Narni) e poi, dopo questa (attraverso un successivo canale lungo 3 Km.), verso la Centrale di Nera Montoro. Quest’ultima, inoltre, riceve altra acqua attraverso un ulteriore canale di derivazione in corrispondenza dell’ennesimo sbarramento posto sulle acque “naturali” del Nera in località Stifone. Siamo quasi alla fine del martoriato viaggio del fiume, ma gli sbarramenti e le derivazioni non sono ancora finiti; infatti, giunto all’altezza di San Liberato, il Nera si trova davanti una diga in terra battuta, che crea un invaso di circa 6 milioni di metri cubi. Da questa, si dirama l’ennesimo canale (tutto a pelo libero e lungo 1430 m.) che serve l’ultima delle centrali poste lungo il suo percorso: quella dell’ ACEA. E poi, finalmente, il fiume Nera, dopo un percorso di 116 Km., entra nel Lazio e poco prima della stazione ferroviaria di Orte confluisce nel Tevere. Edoardo Palombi COBAS ENERGIA 16-17-18 Maggio 2008 Ferentillo (TR) Forum Acqua-Rifiuti-Energia *****APPENDICE LA CASCATA DELLE MARMORE Le origine, la storia e le utilizzazioni energetiche E’ accertato scientificamente che fu lo stesso fiume Velino a formare il ciglione delle Marmore. Infatti le acque di questo fiume, che nasce a Cittareale alle falde del Monte Pizzuto arricchite di carbonato di calcio dalle sorgenti minerali di Antrodoco e Città Ducale, avevano in tempi remoti un grande potere incrostante. Tale processo, sviluppatosi con tempi geologici, ha dato forma al ciglione, il quale, man mano che cresceva, impediva il libero decorso del Velino, impaludando così la pianura reatina. Per tale motivo, nel 271 a.C., il console romano Manio Curio dentato aprì un canale, detto cavo curiano che, bonificando le terre sommerse, creò l’attuale Cascata delle Marmore. Da alora la storia della Cascata si intreccia con la storia di secolari lotte tra reatini e ternani: i primi impegnati ad allargare il caco curiano progressivamente richiuso dalle incrostazioni del Velino, i secondi impegnati ad impedirlo temendo l’estensione delle periodiche inondazioni della conca terzana. Le ripetute controversie trovarono un momento di pacificazione nel 1787 quando, sotto il papato di Clemente VIII, fu costruito, a 400 metri dal salto, un ponte chiamato regolatore perché non doveva far passare piene superiori ai 200 mcubi al secondo. Successivamente, si ebbero dispute tra i ternani e i paesi della Valnerina - Collestatte, Casteldilago, Arrone, Ferentilo - che sempre più spesso dovevano subire le alluvioni del Nera. Questo, infatti, quando il Velino era in piena, trovava estrema difficoltà a defluire verso Terni. Si scoprì così che ilVelino, immettendosi nel Nera a perpendicolo, costituiva una sorta di diga naturale al libero decorso delle acque. Nel 1794 il Pontefice Pio VI incaricò alcuni architetti di risolvere il problema; fu così realizzato il taglio diagonale dell’ultima cateratta del Velino, che da allora si gettò nel Nera non più ad angolo retto, fatto questo che consentì il regolare corso dei due fiumi verso Terni. Fin dal 1868 l’ingegnere ternano Ottavio Coletti pose il problema di sfruttare l’enorme energia ce si sprigionava alla “caduta” delle Marmore. Fu con l’installazione della grande acciaieria nel 1884-1885 che, per dare moto ai magli e alle presse della fabbrica, fu costruito un acquedotto, capace di una portata di 5 mcubi al secondo, che partiva dal laghetto di decantazione delle Marmore e che dopo 6.600 metri arrivava all’interno degli impianti siderurgici di Terni. Per quanto riguarda lo sfruttamento ai fini della produzione di energia elettrica, esso iniziò verso la fine dell’800, quando sorsero intorno alla cascata diverse centrali idroelettriche: quelle dei Comuni di Terni, Rieti e Spoleto, che fornirono - tra l’altro - l’illuminazione pubblica alle vie delle tre città; quelle delle Marmore della Soc. Terni, quelle di Collestatte e di Papigno della Società del Carburo di Calcio. Ai piedi della cascata delle Marmore, subito dopo il taglio diagonale, si incontra il ponte naturale in travertino che, apparentemente molto stretto, ha la caratteristica di riuscire a far defluire le acque regolarmente, anche nelle occasioni di portate e piene eccezionali.
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